Dal giornale IL LAMETINO 26 dicembre 2011
Lamezia, bomba contro Centro Minori gestito dal Progetto Sud di don Giacomo Panizza.
Un ordigno di medio potenziale è stato fatto esplodere, a Lamezia Terme, la notte scorsa davanti all'ingresso di un Centro per minori stranieri non accompagnati, realizzato dalla Comunità Progetto Sud di don Giacomo Panizza in un bene confiscato alla cosca Torcasio.
E' MORTO SAVERIO TUTINO!

Per saperne di più vedi:
FONDAZIONE ARCHIVIO DIARISTICO NAZIONALE onlus
Tutino è l'amico del liceo e del periodo in cui Lorenzo vuole diventare pittore. Quando chiude il suo studio di Milano nella primavera del 1943, Saverio lo accompagnerà da piazza della Repubblica alla stazione con un triciclo carico di quadri. Poi, come è successo con gli intellettuali in genere, la scelta di diventare prete lo isolerà dai vecchi compagni di giovinezza. E' vero che l'amico giornalista, subito dopo la Liberazione, andrà a trovarlo perfino in Seminario a Firenze, ma in seguito, nonostante che Saverio Tutino fosse intervenuto, sulle pagine dell'Unità, in favore del Cappellano di san Donato, la loro vecchia amicizia si allenterà.
Don Lorenzo, rammaricato per non averlo più incontrato anche se a volte vicino geograficamente, come lo si deduce da una lettera del 9 gennaio del '59, scriverà:
"Caro Saverio, un mio vecchio allievo mi ha raccontato di averti visto a San Donato. Perché non sei venuto anche quassù? Non ti avrei accolto certo come ho accolto quello di Vie Nuove avrei solo pensato di te che la recente polemica t'aveva solo ricordato un vecchio amico e fatto avere inaspettatamente il suo indirizzo. Di Vie Nuove invece ho pensato che molti comunisti avevano già letto il mio libro anche negli otto mesi scorsi e che era brutto da parte loro parlarne ai loro lettori solo dopo il decreto del S. Uffizio. Una condanna del S. Uffizio non rende un libro migliore o peggiore di quanto non lo fosse il giorno prima. Ma una speculazione politica imbratta anche le cose più pulite e non giova all'elevazione morale e intellettuale degli infelici.
Ma te queste cose dovresti capirle e anche dovresti capire che era bello leale e educativo da parte comunista battersi un po' il petto almeno quel tanto quanto me lo sono battuto io e l'ho battuto ai miei confratelli per il nostro non aver elevato i poveri a un livello culturale più umano.
Qui in Toscana il mio libro (che mette preti e comunisti sull'identico piano) è semplicemente ingiusto. Su 10 giovani operai e contadini toscani
9 sono "corrotti" dai comunisti nelle case del popolo e 1 solo dai preti (perché non son riusciti a corromperne di più). Nel resto d'Italia le proporzioni saranno forse diverse, ma, dì la verità, si poteva bene mettere una pietra sopra le polemiche di parte per una volta e elevarsi al livello di onestà al quale mi sono tenuto io. Dillo anche a Luca Pavolini da parte mia. Lo ricordo ragazzo a Castiglioncello. Vieni un giorno a trovarmi. Un abbraccio affettuoso tuo Lorenzo".
* * *
DALLA LETTERA A UNA PROFESSORESSA
"Io le lingue le ho imparate con i dischi. Senza nemmeno accorgermene ho imparato prima le cose più utili e frequenti. Esattamente come si impara l'italiano.
Quell'estate ero stato a Grenoble a lavar piatti in una trattoria. M'ero trovato subito a mio agio. Negli ostelli avevo comunicato con ragazzi d'Europa e d'Africa.
Ero tornato deciso a imparare lingue a tutto spiano. Molte lingue male piuttosto che una bene. Pur di poter comunicare con tutti, conoscere uomini e problemi nuovi, ridere dei sacri confini delle patrie.
Nei tre anni delle medie noi avevamo fatto due lingue invece di una: francese e inglese. Avevamo un vocabolario sufficiente a reggere qualsiasi discussione.
Pur di non farla lunga su qualche sbaglio di grammatica. Ma la grammatica appare quasi solo scrivendo. Per leggere e parlare si può fare senza. Poi pian piano si orecchia. Più tardi chi ci tiene può studiarla.
Del resto con la nostra lingua si fa così. Si riceve la prima lezione di grammatica dopo otto anni che si parla. Dopo tre che si legge e che si scrive" (pag. 22 e 23).
La Scuola di Barbiana partiva dal contesto di realtà del ragazzo e dell'ambiente in cui l'allievo viveva. Credo che il metodo di Paola in questo senso abbia le stesse intuizioni e utilizzare il computer e il videoproiettore è oggi indispensabile.
|
| |
|
COME INSEGNARE LA LINGUA ITALIANA
AGLI STUDENTI INTERNAZIONALI?

Piombino, un progetto di integrazione nel quartiere Cotone e Poggetto.
Paola Capelli, residente nel quartiere, volontaria nel progetto e nostra collaboratrice, ci scrive:
Al venerdì le donne marocchine e senegalesi alle quattro e mezza ci aspettano puntuali davanti ai prefabbricati della parrocchia.
Sorridono sempre, eppure la loro situazione personale non è certo quella che noi intendiamo ottimale.
Sono sempre sorridenti, solo perchè noi gli abbiamo dato la possibilità di confrontarsi, gli abbiamo dimostrato il nostro desiderio di costruire un rapporto che produca cultura da ambo le parti.
Anche noi abbiamo molto da imparare, non dobbiamo quindi farci dividere da una cattedra.
Dall'esperienza dell'anno scorso abbiamo imparato che il materiale didattico che possa illuminarci sul metodo più proficuo per l'insegnamento della nostra lingua non è facilmente reperibile.
Qualche spunto si può prendere dalle schede dei CTP, ma noi non abbiamo l'obiettivo di consegnare dei validi attestati di partecipazione.
I nostri obiettivi riguardano la nostra realtà quotidiana, costruire un modello di convivenza ottimale tra le diverse culture presenti nel quartiere, facendo in modo che le diverse esigenze, religiose ad esempio, possano essere fonte di confronto positivo e non scusa per creare trincee.
Il nostro quartiere è il dirimpettaio dello stabilimento.
Nella fabbrica lavorano alcuni dei mariti delle nostre donne, altri non hanno avuto questa fortuna, tra virgolette, vista la situazione odierna della siderurgia.
Questi mariti avevano dimostrato qualche perplessità quando è stata presentata la nostra iniziativa di volontariato, perchè non si fidavano totalmente delle nostre intenzioni.
Dopo un anno, vedere le nostre donne di religione musulmana ,con i loro passeggini e i bimbi al seguito, salire fino ai prefabbricati senza preoccuparsi che a qualche metro sta la nostra chiesa cattolica di quartiere...vuol dire fiducia incondizionata!!!
Arrivo sempre con il mio fedele computer portatile, fin dal primo incontro ho deciso di far uso della tecnologia, per diversi motivi che di seguito illustrerò.
Siamo riuscite a dividere i gruppi per livelli di conoscenza della lingua, così ogni insegnante può autonomamente gestirsi il proprio gruppo.
Le mie amiche volontarie hanno gruppi di livello leggermente più avanzato, possono quindi proporre alle loro allieve, che in parte conoscono anche la lingua francese, schede più complesse di lavoro, dove si approfondiscono aspetti anche grammaticali.
Nel gruppo che ho scelto, il livello è di alfabetizzazione. Quindi ho stabilito delle priorità, in considerazione anche della partecipazione sempre più numerosa.
Per questo accendo il computer e il traduttore simultaneo.
Dico alle donne che mi guardano incuriosite:
a sinistra vedete la frase in Italiano, a destra la stessa frase in arabo.
Mi raccomando, dico a loro, controllate che il mio computer traduca bene.
Sguardi incollati al monitor, incomincio a scrivere la prima frase:
La maestra si chiama Paola (loro annuiscono leggendo la frase in arabo).
Proviamo a dirlo in italiano, sbagliamo in libertà.
Scriviamo sul quaderno ognuna il proprio nome.
Il computer ha qualche difficoltà a tradurre lo stampato maiuscolo, me ne accorgo perchè le mie donne leggono e ridono.
Allora riscrivo in stampato minuscolo e loro mi fanno capire che ora è corretto.
Proseguo con altre frasi di conoscenza reciproca e constato che sono incuriosite ma non stanche né annoiate.
Così, sempre facendomi aiutare dal mio collega tecnologico, spiego che è importante che imparino a leggere lo stampato minuscolo, per il momento possono scrivere lo stampato maiuscolo e poi si vedrà cammin facendo.
Il nostro obiettivo è fornire gli strumenti per comunicare prima possibile e codificare la nostra scrittura nel quotidiano (dal dottore, alla fermata dei pullman, a far la spesa, al centro per l'impiego ecc...).
Quindi la mia strategia proseguirà su questa linea ipotetica, sempre passibile di modifiche:
Le frasi vengono scritte intere, come se copiassero un disegno geometrico.
Penso che, sfruttando il meccanismo cerebrale mnemonico, riconosceranno nel tempo parola e significato associandoli.
Si rileggono le frasi appena scritte, per esercizio della pronuncia, superando le varie timidezze attraverso un clima disteso non di lezione accademica.
L'unica puntualizzazione che tendo a rimarcare nella scrittura e lettura delle conversazioni è la distanza tra le parole, (tendono a scrivere tutto attaccato) in modo che si abituino a leggerle in qualsiasi situazione.
Teniamo presente che si tratta di adulte, con una capacità di astrazione e un processo deduttivo già formato che va rispettato, con necessità di mamme e mogli.
Più avanti costruirò le schede insieme a loro, partendo da argomenti decisi assieme sulla base di interessi personali o esperienze.
Il computer fa ascoltare la pronuncia in italiano e in arabo, e loro mostrano di gradire questa scelta tecnologica.
Ad esempio, durante un incontro abbiamo cercato le loro città di origine sulla cartina geografica in Internet e poi abbiamo visualizzato Piombino e la Toscana.
Un giorno ho dimenticato il computer, poco male ho pensato: oggi si farà uso della lavagnetta...
L'incontro infatti è stato ugualmente piacevole, in un baleno tra prove in italiano di telefonate a un presunto pediatra che non visita i bambini a casa e finte compilazioni di moduli, siamo arrivate alle sei, ora in cui dobbiamo rendere i locali liberi per altre attività di altri gruppi.
Ho chiesto alle donne se preferivano che lasciassi il computer a casa in favore della lavagnetta. Risposta: no no, lavagnetta ma anche computer!!
Questa è la nostra positiva avventura in questo difficile momento storico.
Abbiamo anche in programma la condivisione di laboratori artigianali, non abbiamo ancora deciso di preciso quali attività, dipenderà molto dalle persone disposte a collaborare e dalla partecipazione.
L'augurio per tutte noi è di costituire nel nostro piccolo un possibile modello di interculturalità, aperto ed estendibile, senza confini prima geografici e poi mentali, nello stile di quell'Europa che sognava negli anni '50 e '60 Don Milani, stile disatteso dagli intenti reali di oggi lontani dalla umana solidarietà tra popoli.
|
Non ho cenato ieri sera perché mi si è chiuso completamente lo stomaco. Le testimonianze ascoltate nell'assemblea che si è svolta a Scarperia hanno superato la fantasia. Violenze, anche sessuali su minori e disabili. Separazione totale tra le figure di riferimento, padri e madri. In una logica assurda di costruzione di una famiglia così detta "funzionale". Funzionale a cosa? si sono chiesti a turno gli intervenuti.
Madri che hanno contribuito alla fase preparatoria di un rito d'iniziazione contro le paure omossessuali ed hanno affidato i propri figli, anche adottivi, "alle cure" perverse di un capo carismatico, descritto come uno psicotico attivo e lucido!
Padri che non hanno protetto la prole e che di fatto hanno condiviso le violenze!
***

ARRESTATO e incarcerato prima di Natale, RODOLFO FIESOLI è ora agli arresti domiciliari!
***
In molti chiedono come sia possibile aver affidato, a Rodolfo Fiesoli e Luigi Goffredi della Fondazione IL FORTETO, il Progetto Barbiana.
La risposta è molto semplice:
Chiedetolo voi stessi alle istituzioni locali e nazionali!
Noi, del Centro di Vicchio, lo abbiamo fatto per anni, rivolgendoci alla sindaco Lorini, al presidente della Fondazione don Milani, Michele Gesualdi e ai vari politici di turno, compreso l'allora presidente del Senato on. Fausto Bertinotti.
Spesso i politici e educatori, coinvolti nelle iniziative della marcia di Barbiana diventano, degli "involontari" compagni di merenda!
Eppure le teorie terapeutiche del Forteto sono anche estrapolabili da libri scritti e pubblicati che fanno intravvedere alla luce del sole metodi educativi assurdi e senza logica.
Perché gli addetti ai lavori non li hanno letti? Perché non si è dato mai ascolto a chi da più di 10 anni pone quesiti su come si svolge la vita dentro la Fondazione IL Forteto?
Purtroppo l'omertà, in questo caso più di sinistra che di destra, sta diventando modalità comune su tutto il territorio nazionale. Non è un caso che abbiamo avuto bisogno di un governo di tecnici. Comunque questi sono i fatti che potete approfondire leggendo questa documentazione:
LA COOPERATIVA IL FORTETO
Risulta dal fascicolo di causa che la cooperativa "Il Forteto" fu oggetto, alla
fine degli anni ‘70, di una inchiesta penale in relazione a tre dei suoi fondatori, per
supposti atti di zoofilia e pedofilia commessi all’interno della cooperativa. Due di
queste persone, Rodolfo Fiesoli e Luigi Goffredi, furono arrestate, poi rimesse in libertà, ma,
nondimeno rinviate a giudizio.
Con una sentenza della corte di appello di Firenze del 3 gennaio 1985, furono condannati segnatamente per maltrattamenti e abusi sessuali
su persone accolte nella comunità (essi furono, peraltro, prosciolti dagli altri capi di
imputazione per insufficienza di prove).
Continua alla pagina:
|
|