AGOSTINO BURBERI

allievo del Priore di Sant'Andrea a Barbiana


Sbobinatura dell'intervento del 3 ottobre, alle ore 21, al Centro Giovani di Santa Giustina (Rimini).

Faccio notare quanto i primi 6 allievi, a parte Aldo Bozzolini, non abbiano capito il significato di Apprendimento Cooperativo e Scrittura Collettiva. Del resto è per loro un'esperienza non vissuta(1).

LA SCUOLA DI BARBIANA

 

L’inizio è caotico e non ben comprensibile.

Dopo 40 anni questo prete e questa esperienza fanno ancora parlare.
Io avuto la fortuna del fatto che fosse stato cacciato, allora, visto male dalla chiesa, che fosse stato cacciato in questa parrocchia di Barbiana dove c’erano 100 abitanti.
Questo prete non ancora accettato dalla chiesa ed è stato il più grosso cruccio della sua vita e ne ha sofferto in modo drammatico e viscerale fino in fondo, salvo che alla fine, sul letto di morte fu portato lì il cardinale Florit per dargli la comunione, è morto senza che questo aspetto si fosse risolto.
La chiesa considerava questo prete scomodo, probabilmente avevano paura a confrontarsi, tutti coloro che facevano parte della chiesa fiorentina e non solo Florit ma anche il cardinale Piovanelli.
Un prete diverso dalle sue origini ... infatti, veniva da una famiglia borghese e ricchissima, a un certo punto, intorno ai 20 anni decide di farsi prete.
Alla fine hanno questo prete un po’ scomodo e lo mandano proposto a un parroco della parrocchia di Cadenzano. Questa vicinanza gli è servita. Il prete gli ha fatto un po’ da chioccia.
Ad un certo punto ha capito che coloro che lo circondavano erano operai e altro…a loro mancava la padronanza della lingua, dovevano elevarsi,  dovevano diventare capaci di leggere il giornale, diversi giornali, leggere gli articoli di fondo e capirli per farsi un’idea. Ad un certo punto mise in piede una scuola popolare la sera per operai adulti con i quali ha fatto un patto: Vi giuro che io non servo la mia vita, ma l’unica cosa che dobbiamo fare è la ricerca della verità, anche se questa verità fosse scomoda per me.
Questo è stato il patto, è riuscito a riempire questa scuola popolare, ha svuotato la casa del popolo. ...
Barbiana era una chiesetta. A quei tempi c’era ancora meno di quello che c’è ora, perché c’era una strada a cui accedevano solo i  buoi con il carro, non c’era acqua, luce, non c’era telefono….le famiglie stavano spopolando le campagne eccetera eccetera….. anche perché il monte Giovi  era una zona  impervia eccetera eccetera. (gli eccetera sono di Burberi)
Delle nostre famiglie chi aveva ragazzi grandi fece l’esperienza della scuola popolare di Barbiana.
Don Milani non è venuto a vedere Barbiana  prima di venirci. Ha mandato l'Eda e la mamma dell'Eda, le donne che facevano da perpetue al vecchio parroco, poi ha traslocato i pochi mobili che avevano.  Trascorse un periodo anche col parroco che ancora non si era allontanato da Barbiana. Lui ha cominciato a parlare, dal primo giorno, di scuola.  Dalla sera della vigilia dell’8 dicembre lui si è presentato in chiesa e il giorno dopo è iniziata la scuola… .
Abbiamo fatto per un po’ di anni il dopo scuola mentre andavamo alle scuole elementari e poi in 6, eravamo dell’età, dovevamo scegliere se andare a scuola o a lavorare. Non c’era ancora la scuola dell’obbligo. Don Dilani, allora, propose ai nostri genitori di fare scuola per aiutarci a sostenere, da privatisti, gli esami alla scuola di stato, avviamento o altro.
All’inizio cominciammo con il dopo scuola, poi, durante l’estate, di pomeriggio,  iniziò a farci lezione.
Dapprima ha certamente convinto i nostri genitori ad accettare la scuola per farci conseguire “il pezzo di carta” poi tutto è cambiato.
...
Tempo pieno,  dalle 7 del mattino alle 7 di sera, una pausa a mezzogiorno eccetera.
Scuola diversa perché non c’erano i voti, non c’erano i banchi, si faceva lezione all’aperto, si studiava tutti insieme attorno a un tavolo, eccetera, ma diversa anche perché si cominciava a introdurre il perché dovevamo studiare, il fatto di avere la gioia di avere imparato tutti e 6, ci eravamo arrivati, dovevamo capire che era più bello il successo di uscirne tutti insieme e non soli.
Lui dava moltissimo esempio di valore…quando uno arrivava lo si faceva fermare, tu sei un giudice, fermo, siediti, cos’è il mestiere di giudice. Ci  insegnava l’arte di tenere testa agli altri, di essere uguali e si è uguali solo se si ha la padronanza della parola. L’avvocato e il giornalista possono dialogare, diceva, perché hanno la padronanza della parola, il povero resta tale perché non padroneggia la parola.
Dall’esperienza di Barbiana riuscimmo a dare gli esami e a passare. Era quindi una scuola che alla fine ci dava “il pezzo di carta” e funzionava.
Siamo nel periodo in cui poi arrivò la scuola dell’obbligo che cominciò a buttare fuori una massa di persone…perché bocciati…buttati fuori…
Quindi abbiamo avuto a Barbiana un afflusso grande di giovani bocciati che i genitori mandavano da quel prete, in quella scuola dove riuscivano. C’erano così ragazzi che venivano da fuori. Questo ha portato a… lui aveva la capacità di osservare, di ascoltare moltissimo  e di interpretare le situazione e dopo averli guardati con i suoi occhi, averli capiti è stato un grande successo capire la realtà e .dare una parola a questi…..e questo ha portato a fare un’analisi del perché la scuola dell’obbligo selezionava, perché selezionava sempre gli stessi, i figli dei poveri mentre non i figli dei ricchi . Ne è uscita una bellissima analisi sulla scuola che è  “lettera a una professoressa”.
In fondo è un po’ il suo testamento spirituale nel senso che lui, ricco borghese ha fatto una grande battaglia personale per diventare povero ...perchè allora la borghesia, la famiglia … volevano dimostrare che restasse l’immagine che uno che  proveniva dalla razza padrona aveva fatto sì i sacrifici, ma restava sempre uno in alto. Lui ha fatto questa battaglia, lasciamo stare quelle immediatamente di vita , perché era sì più facile stare fra i poveri …, ma ciò che nessuno dice e nessuno sa, il popolo di Cadenzano ha continuato a “camparlo” fino alla morte. Tutti: i comunisti, gli operai, i contadini,  il popolo di Cadenzano ha continuato a camparlo.
Lo sforzo più grosso che lui ha fatto nella penultima fase della vita è stata una battaglia durissima con se stesso, era più bello stare a dialogare con una persona del suo livello che con un mondo di ragazzi dai caratteri un po’ difficili però sicuramente, “Lettera a una Professoressa”  è stata scritta da lui, ma ha imposto a tutti che fosse detto che il libro era stato scritto dai ragazzi.
Questo, non per dire una  bugia, ma ha voluto dimostrare che non moriva ricco da un punto di vista di uno scrittore.
Questo libro è il coronamento della sua battaglia che ha fatto con…….
A Barbiana è stato mandato  con l’obbiettivo di isolarlo, a Barbina  è riuscito a stare seduto sul filo del rasoio dell’obbedienza e della disobbedienza ad un certo punto dice l’obbedienza non è più una virtù ma la più subdola delle tentazioni, ma utilizza questo concetto  nella “Lettera ai Giudici”dove  riprende il concetto dell’obbedienza stupida del militare  che ha buttato la bomba, egli ha obbedito e ha la stessa responsabilità di colui che gliel’ha ordinato.(la responsabilità è di ognuno)( lettura di quella parte della Lettera ai giudici relativa al concetto di obbedienza per quanto riguarda la  bomba contro il Giappone e le camere a Gas) . Lui è riuscito ad obbedire alle regole della Chiesa. Infatti se il Vescovo gli ordinava di non andare a parlare in un posto, lui obbediva, ma il giorno dopo appariva una lettera su tutti i giornali dove diceva: ... Caro vescovo perchè non  mi ha mandato a parlare … lo sa perché si sono comportati così … chi le ha riferito quella cosa … glielo ha riferito nel modo sbagliato. Eccetera, eccetera.
In questo senso lui stava dentro la Chiesa, soffrendo il fatto che la Chiesa ufficiale non lo riconoscesse, anche se Paolo VI quando stava male si teneva informato della sua salute e gli inviava qualche  100.000 lire, ciò era un segno che il papa vedeva   in lui il volto di Dio.
Tornando alla scuola e analizzando che i ragazzi buttati fuori dalla scuola appartenevano alle classi meno abbienti.
(Riprende la lettura della “Lettera a una professoressa”)  L’insegnante e la scuola  devono fare uguaglianza  fra disuguali . Non devono bocciare, ma fare in modo che lo scolaro arrivi al livello degli altri. Se per fare questo hai bisogno di più scuola, devi fare più scuola.
I ragazzi sono svogliati e tu gli devi dare uno scopo per cui lo devono fare, un fine che non deve essere quello dei quattrini  o della carriera, ecc. Deve essere un fine altruista, grande, alto, perché la tua classe si elevi.
E’ stato più volte accusato di essere un prete classista e nella lettera c’è una bella discussione con i presidi e i direttori didattici, riprende questo concetto nel libro che è uscito adesso “La Parola fa eguali”
(legge una parte riferita alla differenza di classe, non si capisce molto bene e finisce con il dire: uscire tutti insieme è la politica pensare a se stessi è l'avarizia.)
Oggi  ritengo che la Chiesa non l’abbia ancora accettato come uno dei suoi.
Anche vicino alla morte (lettera di un cardinale) lo accusano di essere un prete al di fuori ... (fa riferimento al periodo storico molto vivace della Chiesa Fiorentina in modo molto caotico e non è comprensibile ).
Ad un certo punto della sua vita, don Milani ha smesso di parlare con tutti quelli che avevano più della terza elementare, proprio per delineare gli amici e coloro con cui aveva un rapporto personale accusandoli di non essere stati capaci di portare informazioni al loro vescovo.
Voi vi siete seduti alla mensa di Barbina senza aver mai portato un pezzo di pane anche  se questo vi ha permesso di parlare e di stare seduti in mezzo ai poveri. Faceva fine andare a Barbiana, ma Barbiana non  era quella che volevano che fosse.
Un’altra parte importante di cui è conosciuto  sicuramente sulla scuola e il suo modo di fare apostolato attraverso la scuola. Era accusato di poter generare dei ragazzi  con gli stampini, tutti uguali, dalla sua scuola sono usciti: nessun prete, insegnanti, sindacalisti insomma gente la più diversa……Ha cercato di elevare a tutti i costi le persone, di aiutarle nella padronanza della parola di essere comunque dei cittadini, lo ha fatto essendo prete e insegnante e padre.
Poi la cosa più importante che ci ha insegnato è quello che non basta predicare le cose bisogna essere coerenti e dare il buon esempio. (lettera sull’obiezione di coscienza-lettera ai cappellani militari –il processo ) ultima parte della lettera ai giudici dove Don Milani dice di non voler interferire di non volersi sottrarre alla legge civile ma fa notare che come maestro  insegnava ai ragazzi di vivere nella legalità, ma anche di battersi per cambiare le leggi ingiuste anche pagando di persona utilizzando il voto, lo sciopero e l’esempio.
Oggi non so come la chiesa lo abbia collocato ma c’è da dire che i vari concili abbiamo superato alcune cose che Don Milani aveva previsto e sosteneva in “esperienze pastorali” ... . Ho la sensazione che siano stati fatti passi indietro.
La scuola come uno schiacciasassi ha preso, non scordatevi che nel ‘68/’69 “lettera a una prof.” era come il libretto di Mao delle rivolte delle scuole, ma anche lì alla fine si è preso soltanto la buccia , le cose che si dicevano, non i contenuti. Don Milani diceva di non dare i voti, di non bocciare perché la scuola sia diversa, perché deve insegnare a fare quadri. La scuola deve avere il compito di insegnare. Oggi, molte volte, gli insegnanti non lavorano in questa direzione, certo è un sacrificio oggi dedicarsi a ... , certo dipende dalla riforma e dalla controriforma, ma soprattutto dalla volontà delle persone che ci stanno dentro, che hanno in mano delle creature che possono far crescere in un modo o in un altro. Io credo che nella scuola oggi ci siano da riprendere ancora alcuni valori che venivano presi in considerazione da “lettera a una professoressa.”. Riprendere i valori che sono menzionati nella lettera ai giudici, ricercare le ideologie, sorvolare sulle ideologie e soffermarsi sui valori, aiutare i giovani a cercarli insieme e questo è il compito della vostra associazione (si riferisce all’associazione che ha organizzato il dibattito). Fare in modo che gli educatori e chi si dedica a, sia in condizione di creare quella ricerca.

È stato aperto il dibattito ma le domande non si sentono,  l’audio è pessimo.

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Nota

                                                                                           Barbiana 13.12.63                      
                                                                                                                                  
 Cara Elena,
                    avevo avuto una lettera del marito della Flaminia e gli ho già risposto.
Qui niente di nuovo se non la neve apparsa stasera. I ragazzi sono ancora tanti. Qualcuno dei più grandi ha già scelto una strada: Agostino parte in questi giorni per Milano sindacalista anche lui con Michele. Silvano Luciano Enrico fanno le magistrali, Francuccio si prepara per fare il missionario tra gli arabi. Ha 14 anni. E’ il fratellino di Michele, quei due orfani che vivono con noi. Voleva a tutti i costi andare in un seminario missionario. Non glie l’ho permesso, ho preferito che restasse ancora un po’ qui.

Per prima cosa che imparasse un po’ meglio l’inglese e a questo scopo l’ho mandato a Oxford a rigovernare un po’ di piatti insieme a Paolo che è là da tre mesi. Ora a Natale tornano tutti e due e ne spedisco altri due. Così Francuccio riprende il latino, a leggere tutto quel che è stato scritto in Africa e sull’Africa e comincia l’arabo con i dischi. Quest’estate va a un corso d’arabo in Francia dove è stato inviatato. Vuol cercarglieli lei i dischi d’arabo? Mi piacerebbe che potesse trovarli qui quando arriverà a Natale.
        
Io sto più o meno bene secondo i momenti. Ora per esempio è un mese che vomito anche le budella perché non sopporto più una medicina che m’aveva fatto vivere proprio bene per tre anni.
Il resto del giorno sto in poltrona a sdraio a far scuola o a presiedere la scuola che fanno i ragazzi. Insomma una vita da papi o meglio da nonnino di 90 anni. Se vuol vedermi non le resta che muoversi lei perché io ormai non viaggio più. Poco rispetto avete voi milanesi per i vecchi malati. Anche la Francesca da che son malato gira al largo. Del resto una visita di poche ore non mi dà che noia. A me mi piacerebbe che provaste a star qui qualche giorno se no non imparate nulla.
                                             
Un saluto affettuoso a tutti i suoi ragazzi
                                                                                      suo Lorenzo