GRUPPO STORICO DELLA LETTERA A UNA PROFESSORESSA - CENTRO R. F. DON LORENZO MILANI E SCUOLA DI BARBIANA -III° CIRCOLO DIDATTICO DON LORENZO MILANI - Lamezia T. - EZECHIELE 37 ONLUS - CIRCOLO DIDATTICO di Barano d'Ischia - CASALE DON LORENZO MILANI - Torano Castello -L'editoriale di Gegè Scuola: MASSARI - GALILEI - Bari - ISTITUTO COMPRENSIVO EUROPA UNITA - Afragola - -PEDAGOGIE NOMADE
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VISITE A BARBIANA

 

OPERA OMNIA
Ieri si è riunito il gruppo di lavoro, coordinato dalla Fondazione delle Scienze Religiose di Bologna, che ha stabilito i criteri con i quali verrà costruita un' "opera omnia" degli scritti relativi alla figura del Priore di Barbiana. Tra le decisioni: l'accesso gratuito agli archivi e il totale shareware. Questo ultimo punto è stato sottolineato fortemente dalla famiglia Milani Comparetti, presente Valeria la nipote di Lorenzo.
A giorni verrà pubblicato l'archivio cartaceo e digitale, lavoro decennale, della nostra collaboratrice Ileana Fiorani con tutti i testi e gli articoli di giornale pubblicati da durante la vita di don Lorenzo Milani fino al 2005. Un lavoro serio e sul quale vi aggiorneremo presto.
FINALMENTE le istituzioni hanno capito l'importanza di un unico grande archivio elettronico che noi, allievi del gruppo storico della "lettera a una professoressa", Aldo Bozzolini compreso, Giorgio Falossi, e l'amico Giorgio Pecorini, proponiamo da 20 anni. Ma, da sempre, abbiamo capito che si finanzia solo gli intellettuali ... E' pensiero comune, ormai, credere alla genialità del maestro e alla stupidità dei suoi allievi! Una modalità impropria di verifica sull'insegnamento alla quale, nostro malgrado, ci siamo adeguati. Una linea ben marcata dal compagno Raffaele Iosa e dal funzionario Massimo Nutini. A voi l'analisi dei frutti di un comportamento che, deridendoci, ha demolito ogni forma di volontariato a Barbiana!

ORA BASTA!
Riflessione di E. M., sull'onda delle cose dette e ascoltate, nell'incontro di Venerdì 15 gennaio 2010 al Circolo dei Risorti a Prato.

PRIMA dell'incontro

Il Progetto S.C.U.O.L.A., una delle esperienze più significative di interpretazione e applicabilità del metodo educativo di don Lorenzo Milani, coordinato dagli allievi del periodo storico della "lettera a una professoressa", è stato affossato dalla amministrazione di sinistra di Prato. Ma per assurdo, mentre l'amministrazione di sinistra uscente ci aveva licenziato, questa di destra, al potere da poco a Prato, qualcosa vuole salvare. Ci consente di terminare alcuni percorsi significativi, il libro di testo alla Don Milani e il lavoro sulla dislessia con il Lidia della Cooperativa Alice e il C.T.H dell'Istituto Comprensivo Gandhi. Riconosco che, mentalmente, ho fatto anche il calcolo della spesa: "Si forse, mi son detto, con due piccoli progetti a Prato, un altro a Sud e forse a Nord salvo la mia situazione finanziaria e famigliare". Anch'io ho quattro figli e quattro nipoti. Quattro paghe per il lesso. Da mesi non contribuisco più alle spese comuni.
Grazie Dio per questo buon Natale
! Forse non sono disoccupato.

Mi precipito nelle scuole, quanti chilometri, fisso appuntamenti, ascolto soprattutto le lamentele delle maestre. Queste povere maestre su cui sempre pesano i cambiamenti ministeriali, solo perché non esprimono la stessa forza delle lobby dei professori, oppure perché costrette a un rapporto troppo vicino alle problematiche. Ora poi sono uniche, sia nel disagio che nella classe. Uniche e sole!

Stasera devo parlare al Quartiere Est. La saletta intestata a don Milani è stata reintitolata a don Sturzo e al nostro povero Priore ne è toccata una più piccina. Il popolo di sinistra si è, giustamente, ribellato ai nuovi amministratori!
Volevo declinare. Anche Cuccio, nel suo intervento, la sera prima al Camarillo, aveva ribadito che se la Destra ridimensiona Don Milani significa che ne prende le distanze e questa era una posizione corretta.
In fondo con tutti i problemi che ha la gente cosa gliene fregherà al Priore, lassù, di una intestazione? E a noi che operiamo nelle scuole? Cosa ce ne può importare di una sinistra che ti taglia le gambe nel tuo progetto di vita e di una destra che scrive su una patacca il nome di don Lorenzo Milani più piccino rispetto a quello di don Sturzo? Pover'omo?

Rifletto. Fra poco devo incontrare Ettore, più silenzioso del solito, e Filippo, molto euforico e sociale. Subito mi comunicano: "Michele non viene!" "Beh, dico io, si sapeva, Michele non ha mai voluto, eccetto i familiari e i colleghi di sindacato, qualcuno di Barbiana a parlare con lui. Michele è, resta e sarà sempre un assolutista!"

E ora cosa dico?
La destra non è più quella di Enaudi e Moro e la sinistra non è più quella di Berlinguer e Pertini.
E Barbiana?
Mangiamo parlando di altro, rimuovendo di fatto il problema.

DURANTE l'incontro

Nell'incontro, gli uomini di partito, reclamano, giustamente, il rispetto della persona. Il coordinatore legge la giustificazione di Michele Gesualdi, (exallievo di don Milani e responsabile del Museo di Barbiana), che non può venire, qualcuno sorride, perché preso da altri impegni più grandi. La provincia di Prato, amministrazione di Sinistra, subito offre la propria disponibilità a ospitarlo nei propri locali.
Essendo, per vocazione, relatore unico ci andrà.
Sicuramente otterrà i soliti aiuti o finanziamenti.

Io rifletto su quello che è emerso nell'incontro con il comune di Vicchio ieri.
Nel Museo di Barbiana, gestito da Michele and company, nessuno può portare gruppi autonomamente.
Se io, allievo del Priore, salgo a Barbiana con una scolaresca, per la quale coordino attività in apprendimento cooperativo, vengo fermato all'entrata e mi viene impedito di parlare. E' già successo.
Se chiedo chiarimenti e vado a trovare il signor M. Gesualdi a casa, faccio l'anticamera in cucina per 10 ore. E' già successo!
Chi può arrogarsi il diritto di privarci del nostro diritto di parola, nella canonica che fu di Lorenzo, ma anche di tutti noi?
Oggi questa casa è di Santa Madre Chiesa che il Priore ci ha insegnato ad amare, ma in realtà, per ora, noi siamo figli di un dio minore!

Così mentre io, e i miei compagni del gruppo storico della Lettera a una professoressa, nelle scuole sviluppiamo percorsi che valorizzano il lavoro di gruppo e le mappe concettuali, a Barbiana, Agostino Burberi, a nome dei primi sei, (saranno poi tutti d'accordo?) dirà che: "il Priore scriveva di notte e di giorno ci diceva di dire che il libro l'abbiamo scritto noi" e davanti ad una cartina dirà: "non avevamo soldi e dovevamo costruirci i materiali didattici da soli". Le solite falsità mistificatrici che esaltano il culto della persona e vanificano Barbiana come comunità.
Ancora mi domando se per Burberi A. e Gesualdi M. noi eravamo delle teste pensanti oppure dei Robot.
A chi giova?
Era questa la volontà del Priore?

Tocca a me parlare. Fino a questo momento le riflessioni si sono tenute ad alto livello. Molti hanno ricordato momenti significativi del '67 e allora ho ricordato anch'io. A dire il vero ricordavo più di quello che dicevo.
Mi vedevo con Eda quando il Priore, morente, le disse: "Eda, Edoardo è come Francuccio e Michele! A te le conseguenze."
Mi vedevo con Renato Mannocci, a cui il Priore mi aveva affidato.
Vedevo Adele, il prof. Ammannati, Giorgio Pecorini, Falossi, Pelagatti, don Bensi, Barbara, Quintilio, la Gina, Bozzolo, il Biondo, Beppone, Ferrero, Clara, Nello, Mileno, Franco, Fabio, Vivoli, Ciccio, Olga, Brunino, Mauro, Carolina, Faina, Chiombe, Maurino, Guido, Francuccio, Gianni ... .
Vedevo i grandi fuochi all'occupazione della Balli. Attorno ai quali vivevo i primi scontri con il movimento studentesco. Ma anche le prime vere amicizie con studenti come Renato Ciabatti, il Betocchino, la Vittoria, l'Elda, Marco Romagnoli, Ursula Wunderli, Leo e Cecco Toccafondi e altri che non hanno mai conosciuto il Priore, ma che tanto lo hanno amato, forse più di noi. Cesare Bolognini, Guido Lenzi, ... il Mazzanti ... l'Anna ...

In un anno la Lettera sarà venduta in un milione di copie in Francia e un milione di copie in Italia!
Poco prima di morire il Priore ci aveva detto: "Ricordatevi che se durante la vita mi hanno perseguitato, dopo morto mi esalteranno, ma voi difendetemi da ogni sorta di mistificazione!"
Non è stato facile ricordare e portare testimonianza!
E' venuto normale ribadire che il modo migliore di ricordare il Priore è quello di rendere applicabile il suo pensiero nelle scuole pratesi.

Purtroppo, è sempre stato così nel mondo dei padroni, dei bianchi e dei ricchi!

"Soldi chiamano soldi!", ci diceva ironicamente il Priore, "ma solo la coerenza fa vivere sonni tranquilli!"

DUBBIO E RICERCA, di don Luigi Ciotti

LE DISTRAZIONI LOCALI NON SONO ALTRO CHE IL PROSEGUO DI UN INSEGNAMENTO DEI LEADER NAZIONALI

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con don Pugi

"Le nostre radici sono là
dove si sono lasciati i nostri sogni"

Renato Ciabatti

ILTEMPO DI BARBIANA

Febbraio 2008

Il tempo in cui ha vissuto la sua esperienza pastorale don Milani, era il tempo dei grandi principi. Costituzione e Dichiarazione dei diritti dell’uomo.

Il mondo si divideva verticalmente. Est - Ovest. Comunismo - Capitalismo.
Lorenzo, in quei lontani fine anni ’40, si era completamente liberato da tali rigide separazioni. Coadiutore del parroco a San Donato di Calenzano, aveva diviso il suo popolo orizzontalmente. Ossia nell’ottica dei ruoli e delle funzioni. Erano i tempi in cui il desiderio di giustizia era centrale nelle relazioni umane. Soprattutto nel dopo guerra e a Firenze. Dove sua figura di riferimento era don Facibeni: il prete degli orfani. Dove era sindaco un frate laico: Giorgio La Pira.

Eppure, nonostante la presenza di forti trasversalità, con divario tra città e periferia, il dualismo politico fu determinante nell’escludere una delle figure più significative del ‘900: l’allora cappellano di San Donato. Il quale pretendeva soltanto di stare con le persone perché le amava.

Padre Ernesto Balducci, nel riflettere su tale esclusione, si chiede, giustamente, perché don Lorenzo Milani fosse andato a finire lì, in vetta al monte Giovi. Nel porsi tale domanda commette l’errore imperdonabile, lo faranno tutti gli intellettuali dell’epoca, di descrivere Barbiana come un punto morto. La domanda è lecita, ma ciò che ci rende perplessi è il contesto nel quale la domanda è riflettuta.
Ripete Balducci nei suoi tanti interventi: “Barbiana, pur essendo a mezz’ora di macchina da Firenze, mancava di acqua, di luce, di telefono, di strada. Era Bolivia, era Ghana, era Terzo mondo. Situazioni scomparse, ormai, in qualche modo”.
Perché Balducci riconduce la riflessione sul luogo a prima dell’arrivo del Maestro?
Siamo veramente convinti che Barbiana sia soltanto il luogo dell’esclusione?
Non eravamo forse noi un collettivo pensante?
Perché gli intellettuali non hanno mai accettato o pensato la comunità di Barbiana come a un’esperienza di democrazia partecipativa?
Ma che idea hanno della povertà? O meglio, che valore danno alla tanto esaltata cultura dei poveri, se invece di affidarsi a loro (come dice Freire: nessuno educa gli altri, ci educhiamo insieme) affermano, come fa Balducci, cose così assurde?: “Ricordo la mia sottile polemica con il grande amico Lorenzo Milani che, nato ricco, si era ridotto a vivere tra i poveri con una specie di furore autopunitivo. Egli aveva della povertà un’idea eroica che lo rendeva intransigente contro la voglia di divertirsi dei suoi ragazzi …”. Tante volte noi allievi abbiamo cercato di introdurre una riflessione sui toni allegri della nostra scuola. Ma le orecchie sono rimaste sorde! Siamo interessati al prodotto (sempre più astratto e inventato) o al processo (sempre esaltato, ma mai analizzato) educativo del Priore della Scuola di Barbiana? Il quale richiamandoci all’etimo del divertirsi, (scantonare, fare cose diverse), pur considerando i tempi dell’emergenza del montanaro dei lontani anni ’50 o ’60 (che andava a lavorare a 15 anni e non aveva quindi il tempo per i “fronzoli”), non ha mai confuso l’autorevolezza educativa con la privazione del piacere. Anzi … .
Girare il mondo, partecipare ai sit in di Bertrand Russel, incontrare gente, vivere le prime esperienze d’autonomia all’estero, partecipare ai primi concerti rock (Beatles e Rolling Stones) , erano aspetti di vita che quasi solo i ragazzi di Barbiana avevano provato alla loro giovane età, 14/17 anni. I loro coetanei di città erano più sedentari. Ma lasciando perdere ciò che noi allievi abbiamo visto e che altri pare non riescano a vedere … andiamo indietro nel tempo!

Tutti sappiamo che, con l’arrivo di Lorenzo, la parrocchia di Sant’Andrea a Barbiana si trasformerà radicalmente.
La sua scuola costruirà la strada, l’acquedotto, i laboratori di falegnameria, di officina e di fotografia. Avevamo tutti gli strumenti del cinema, cinepresa e cineproiettore.
La nostra scuola era un vero e proprio centro editoriale. Il momento della fruizione dello strumento didattico coincideva, spesso, con il tempo e il luogo dove lo si produceva.
C’era una forte relazione tra l’apprendimento cognitivo e il lavoro.
La realtà, il giornale, aveva centralità nei nostri percorsi didattici. Le attività si legavano in primo luogo all’apprendimento linguistico e ci facevano riflettere al vaglio della vita.
L’imprevisto era considerato una risorsa indispensabile.
Non si programmava, ma si dipanavano le materie attraverso i motivi occasionali.Vedi come la lettura dell’articolo dei cappellani militari, 10 righe, diventa ricerca storica. Capace di introdurre il punto di vista del perdente. Prima ancora che diventare un’autodifesa in tribunale. Un modo per apprendere con la testa e con le mani. Proprio perché esisteva l’apprendimento cooperativo che a Barbiana avevamo la stanza con i tavoli a ferro di cavallo. Dove svolgevamo le attività insieme, come la lettura della posta. Le altre stanze servivano per le attività di gruppo. Quando mancava lo spazio o gli argomenti, c’erano i prati, gli alberi e il cielo.
Spesso la scuola si spostava all’estero e la chiamavamo vacanza. Questo aspetto “del dopo”, arrivo del Maestro, tanto utile non solo a contestualizzare, ma a rendere applicabile il suo pensiero e le sue strategie educative, viene rimosso da padre Balducci.
Gli “intellettuali”, come li chiamava il Priore, si pongono solo nell’ottica di esaltare la figura eroica a scapito della buona pratica. Perché?
Barbiana era un luogo reale o irreale?
In quale luogo il Priore conduceva l’allievo? Mi rendo conto che sto conducendo il lettore in un tempo reale. A sentire tanti pedagogisti di oggi, Barbiana, sarebbe diventata ormai una semplice metafora. Un non luogo, utopico per intenderci, quindi irraggiungibile! Forse è proprio per questo motivo che Don Milani è diventato, ormai, più un simbolo o un mito che un maestro concreto: “Certamente nell’utopia pedagogica di don Milani, recita il prof. Franco Cambi nel suo manuale di Pedagogia, sono presenti alcuni limiti e palesi insufficienze, che riguardano sia il volontario e polemico estremismo, sia il non aggiornamento della sua didattica o la marginalità in cui vengono tenute le scienze, ma la sua denuncia resta un fatto centrale nella pedagogia italiana contemporanea e il suo modello alternativo di scuola si mostra ancora ampiamente suggestivo, oltre che indicativo della presenza, nella personalità di don Milani, delle qualità proprie di un educatore di razza”. Come potete ben verificare, il nostro Priore, che ha passato il suo tempo a demistificare la storia, diventa suo malgrado un mito dell’educazione. Un santino in più da mettere su un piedistallo o in un tabernacolo. Un mito. Attenti perché Mitos, può essere sinonimo di logos: “Barbiana non fu mai, per questo è sempre". Questa premessa era necessaria altrimenti non capiremmo questo falso unanimismo attorno al Priore di Barbiana.
Se non alziamo l’attenzione al processo educativo rischiamo di mistificare e di non individuare i veri nuclei fondativi la sua pratica d’insegnamento.
Se nella pedagogia di Lorenzo Milani individuiamo l’uomo come soggetto responsabile del proprio destino, dobbiamo combattere senza remore l’altro educatore, magari di sinistra, ma sempre più anonimo e omologato (leggi non schierato).
Quello che circuisce, magari in modo involontario, con occulta persuasione.
Che trasmette solo sapere vacuo. Trasmette i valori, ma non esercita la democrazia . Ma rileggiamo, per meglio capire, una lettera di Lorenzo, scritta nel periodo più fertile. Quello che si lega alla tecnica umile, esistevano anche tecniche, della scrittura collettiva: “Ho chiesto a Edoardo di prendere a cuore la Lettera a una professoressa e di non far altro dalla mattina alla sera. Vorrei che se ne penetrasse talmente da poter prendere iniziative, sentirsi responsabile,vivere intensamente questo parto. Penso che non ci rimetterà nulla. Fino a ieri viveva indeciso tra il chiasso e un po’ di letture svogliate e qualche piacere a me o alla lettera e mi pareva che sciupasse la vita. Oggi invece era in valvola. Giancarlo seguita un nuovo lavoro statistico (confronto vecchia e nuova media). La Carla batte a macchina, l’Olga fa un interminabile lavoro statistico sull’età dei bocciati … Edoardo e Guido si son presi una parte per uno e hanno fatto un elenco completo delle offese alle professoresse… Il Biondo ha 4 pagine che sta buttando all’aria …Mauro sta segnando di due colori l’ultima parte delle medie per distinguere positivo e negativo …Michele sta rileggendo le sue lettere …Aldo ha passato la sera a fare un disegno a china … Cencio a leggerla per trovare parole difficili …La Andre a contare centinaia di bocciati … E io a pancia all’aria a far nulla …”.

Capiamo da queste poche immagini che il Priore ci regala, che il suo metodo d’insegnamento ha nell’aderenza alla realtà e nel rapporto maestro-allievo il suo fulcro vitale.
Il maestro conduce l’allievo in una zona, ecco la vera Barbiana, d’intersezione e laica, mai neutrale, tortuosa, affilata e a rischio quale il filo di rasoio. Dove, al posto delle false certezze, incontriamo il primato della coscienza. Il libero esercizio della ragione critica. I problemi concreti da risolvere in un tempo diluito e non scandito dalle campanelle.
Abbiamo dimenticato l’autodifesa di don Milani in tribunale?: “La scuola invece siede fra il passato il futuro e deve averli presenti entrambi. E’ l’arte delicata di condurre i ragazzi su un filo di rasoio: da un lato formare in loro il senso della legalità, dall’altro la volontà di leggi migliori …”. Per don Lorenzo Milani il riavvicinamento dell’uomo al sacro passa attraverso l’autonomia del soggetto e non l’indottrinamento.
Rispetta le diversità.
Non viola le altre culture.
Ecco perché non c’è conflitto tra fede e ragione, tra essere prete e maestro laico. Barbiana, per quanto sia possibile annoverarla tra le punizioni, era in realtà una scelta! Era il luogo dello stato di grazia per predisporsi, avendo peccato, ad un amore totale invece che universale. Una cesura consapevole col passato borghese e materialista. Un cammino che dalla conversione lo conduce diritto alla fede e termina nella totale santità.
Perché il Priore era, per i suoi vissuti, convinto che l’intellettuale non avesse il dono di comprendere la realtà.
Comprenderla significava immergersi dentro, fino al tradimento di ciò che prima aveva condiviso: “ … il giorno che avremo sfondata insieme la cancellata di qualche parco, installata insieme la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordatene Pipetta, non ti fidar di me, quel giorno io ti tradirò. Quel giorno io non resterò là con te. Io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio Signore crocifisso. Quando tu non avrai più fame né sete, ricordatene Pipetta, quel giorno io ti tradirò. Quel giorno finalmente potrò cantare l'unico grido di vittoria degno d'un sacerdote di Cristo: “Beati i... fame e sete”. Leggendo la lettera a Pipetta, un amico operaio-sindacalista che ricordo con tanta emozione, datata 1950, rimasta in minuta e quindi sottoposta a verifica nel tempo, comprendiamo che Lorenzo si era già staccato dal “tempo” dei suoi “poveri”.
I quali erano ormai spostati verso un ideale consumistico e mondano. Pensiamo solo agli stili di vita fondati su una crescita economica illimitata o alle famose tre M che sempre il Priore rammentava ironicamente: moglie, macchina e mestiere. Per ricordarci cosa non dovevamo diventare.
Erano, e lo siamo ancora, sì obbedienti alle formalità democratiche, ma a scapito delle autonomie e delle responsabilità individuali.

Per lui, uomo della Provvidenza, il progresso illimitato, basato sul materialismo e le mode, era semplicemente impensabile.
Erano i tempi in cui il potere dei modelli borghesi era ancora egemone e non comprendevamo a pieno la loro incapacità di sopravvivere al crollo della cultura contadina e all’acuta crisi del capitalismo occidentale. Oggi: Tutto cambia.
Calano i consumi e l’occupazione e gli investimenti.
La recessione del tipo americano minaccia ormai l’Europa. I nostri mercati sono saturi. Anche se le ragioni della vita sottostanno alle ragioni dell’efficienza, purtroppo, l’ipotesi di una società, planetaria e solidale, sembra incapace di dare un’alternativa alla catastrofe.
Non v’è richiesta di “liberazione” dal sottoproletariato urbano.
I Gianni si propagano a macchia di leopardo dentro tutti i ceti sociali, mentre i Pierini, semplicemente, scompaiono.

Ormai la società contemporanea, posseduta dal demone della violenza, è incapace di incontrare e comprendere l’uomo diverso.
E’ incapace di crescita culturale e di un progetto alternativo per una politica del dopo-sviluppo. Le nostre azioni si rivolgono solo a favore di funzionalità e efficienza.

Questa cultura della morte e del disprezzo si attiva e si sviluppa nel corso della nostra vita. Sia nella famiglia. Sia nel quartiere. Sia nella scuola, contro la quale, Lorenzo, si era già scagliato nel ’67. Prima ancora che scoppiasse la contestazione. Uomo di parte e schierato con gli “ultimi”, perché gli unici motivati al “piacere di sapere e a divenire coscienti”, li esorta a passare dalla subalternità all’autonomia ed a esprimere la propria cultura contro le ipocrisie e il conformismo degli intellettuali. A differenza degli “intellettuali” non vivo il Priore di Barbiana, il mio maestro, come un tuttologo del suo tempo.
Non so se conoscesse a fondo la seconda legge della termodinamica di Carnot, su cui riflettono i miei cari amici della comunità di Mambre, in un numero del “Granello”.
E’ indubbio e condivido che il fenomeno dell’entropia, la non reversibilità delle trasformazioni dell’energia e della natura, ha come conseguenza l’impossibilità di una crescita infinita all’interno di un mondo finito.
La globalizzazione in corso non può rappresentare il trionfo assoluto della religione della crescita. Sta qui la forza della sua profezia e lungimiranza.
Godere della vita era l’essenza di Barbiana. Anche se tutto ciò appare dentro un alone di mistero, per noi che gli stavamo accanto, il tempo di Barbiana si era lentamente trasformato nel tempo dell’Essere e non era più quello del Divenire. Caro Priore, ma a cosa serve riflettere con la tua testa, se ancora, come cinquanta anni fa, un bambino di 11 anni, nelle nostre povere scuole medie, si ritrova ad avere 8 quando non 12 figure di riferimento. E l’assurda campanella interrompe ancora e di continuo la sua crescita. E il solito Polianski di turno, ancora si affanna a capire i termini di bullismo e disagio … . Cerca i colpevoli e non considera il processo dentro il quale avvengono i danni. Prende l'allievo per mano, solo per fargli fare dei girotondini. Ha imparato a scioperare riscuotendo! E’ vero che sempre hai detto: ”Non sarò mai il santo dei miracoli”.
Però un miracolo ce lo devi: liberaci da questa follia!

Articolo pubblicato su la Rivista: Evangelizzare

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IL METODO PEDAGOGICO DELLA SCUOLA DI BARBIANA:
I Laboratori di Ischia e Lamezia Terme, dove si applicano i 10 punti.
IL TEMPO E SPAZIO SCUOLA.
Università di Cosenza: progetto coordinato da Romolo Perrotta.

 

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