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BARBIANA 2040
 

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L’EREDITA’ DELLA SCUOLA DI BARBIANA

CORSI TENUTI DA EDOARDO MARTINELLI

UNIVERSITÀ DELLA CALABRIA

ISTITUTO COMPRENSIVO: “A.LANFRANCHI” DI SORISOLE (BG)

 

La scuola di oggi nel migliore dei casi rischia di diventare come la “Giara” di Pirandello: persegue una perfezione tecnica e didattica, senza accorgersi che potrebbe trovarsi nel giro di poco tempo ad implodere, perché si è imprigionata in se stessa. Partendo da questa emergenza, ci interroghiamo sulle strade da intraprendere per sfuggire a questa trappola.

Continuiamo a lamentarci dei nostri alunni, delle loro difficoltà, della loro distrazione, ma non riusciamo più a vedere il bello che c’è in ciascuno di loro. Ci riferiamo a un modello ideale di scuola che non esiste. Esistono invece i bambini e i ragazzi che abbiamo di fronte e con i quali dobbiamo lavorare.

Forse è ora di abbandonare la pratica dell’ingozzamento cognitivo, e guardare con occhi diversi e slancio positivo le persone che sono, con fiducia, nelle loro potenzialità e capacità di crescita.

La scuola di base deve formare il cittadino, non preparare come all’università in modo tecnico in una logica disciplinare. I programmi non esistono più da tempo, ma restano ancore inamovibili nella mente e nella pratica dell’insegnante. Esistono traguardi di apprendimento e molteplici strade per raggiungerli, orchestrate nella libertà di insegnamento garantita dalla nostra Costituzione.

La scuola non è un’azienda e non può avere le stesse finalità e i principi ispiratori di un’azienda. La conoscenza non può ridursi a un business per le case editrici. I docenti devono riprendersi la propria autonomia decisionale, anche in materia di libri di testo: è inutile lavorare su ciò che non serve nella vita.

Gli alunni di oggi appaiono arricchiti di molte diverse abilità che attraverso la scuola possono diventare competenze accresciute dalla consapevolezza critica, in una pratica educativa che parta da loro, dal loro contesto di realtà, stimolando la curiosità e l'attenzione amorevole da parte dell’insegnante.

Oggi più che mai dentro la scuola, nel rapporto con le famiglie e gli alunni, il giudizio è un tema caldo. Creare una relazione significativa con entrambi, alunni e famiglie, impone all’insegnante di spogliare il proprio habitus giudicante. I giudizi creano barriere, la ricerca della prestazione produce ansia. La relazione scuola famiglia più che un’alleanza educativa rischia di diventare una grande fabbrica di ansia.

Prendere consapevolezza di alcuni aspetti della relazione educativa nella scuola di oggi può aiutare a focalizzare l’attenzione degli insegnanti su trabocchetti e vie d’uscita, su possibili errori e strategie risolutive.

L’educazione oggi è sempre più solo al femminile, prendere consapevolezza del problema può evitare che la relazione diventi solo accuditiva, sopprimendo sul nascere la costruzione dell’autonomia del bambino, che inizia con la presa di coscienza di avere un bisogno e che per esprimere un'intenzione deve cercare soluzioni e chiedere aiuto.

Stiamo creando occasioni che ci consentano la lettura del nostro operare in classe? Osservarci e osservare sono pratiche che richiedono tempi distesi e capacità di riflessione individuale e collettiva, come abbiamo sperimentato attraverso questo percorso di ricerca, azione e scrittura collettiva.

Possiamo importare i concetti, i contenuti culturali, gli obiettivi curricolari dentro una dimensione pedagogica nuova?

Socrate e Don Milani ponevano il dubbio e l’intenzionalità della coscienza come prerogative dell’apprendimento e insegnamento. In questa prospettiva, l’insegnante ha il compito di confutare e la sua eredità è in un certo senso, “il non sapere”. Con questa disposizione pedagogica, assumendo la realtà e la cultura informale dei nostri alunni come punto e spunto di partenza, facendo nostro il principio di “aderenza” di Don Milani, possiamo intraprendere un viaggio diverso, che opera nel profondo anziché scalfire la superficie delle loro menti, come abbiamo constatato accadere dopo cinque anni di scuola elementare comunque ben fatta.

Per partire dalla cultura informale del ragazzo, occorre innanzitutto conoscerla e comprenderla, o almeno accostarsi ad essa in atteggiamento di ascolto e osservazione, senza giudizi. Abbiamo constatato che questo approccio rivela grandi sorprese, e a tratti veri miracoli.

La distrazione dell’alunno diventa così “motivo occasionale” che mobilita attenzione e motivazione, raggiungendo il “motivo profondo” che solo produce vero apprendimento. Così, partendo dall’ambiente l’alunno organizza e costruisce le proprie conoscenze, accanto a lui l’insegnante è un “regista e portatore di strumenti” che accompagna, incoraggia, accende la curiosità, coglie e crea occasioni.

Come regista deve saper leggere la linea di tendenza del loro sviluppo, sia individuale che di gruppo, esercitando quella “preveggenza” che aiuta gli alunni a liberare il loro pensiero.

Avere presente che le ragioni giuste sono quelle dei poveri, non solo in senso economico, ma sempre più oggi in senso culturale, potrebbe livellare al ribasso la nostra azione di maestri. Serve una strategia di tiro alto: sto attento all’ultimo, ma lascio esplorare e lancio colui che comprende prima e meglio. Finché l’ultimo non ha capito non si va avanti, ma non si deve portare la classe al livello dell’ultimo.Scrittura collettiva: insegnanti dell'Istituto Comprensivo A. Lanfranchi
TESTO DI RIFLESSIONE, ELABORATO CON LA TECNICA DELLA SCRITTURA COLLETTIVA, DEGLI INSEGNANTI DELL'ISTITUTO COMPRENSIVO A. LANFRANCHI - SORISOLE - BG

Marcia di Barbiana 18 maggio 2019

Intervista a Edoardo Martinelli sulla Marcia di Barbiana 2019

Il Laboratorio di Pedagogia dell'Antimafia dell'Università della Calabria aderisce alla Marcia di Barbiana del 18 maggio 2019, condividendone le finilità culturali e pedagogiche. Nello specifico, si fa propria l'esigenza educativa del Gruppo storico della Lettera a una professoressa, con il quale si sta lavorando alla sperimentazione di un progetto di  didattica sociale denominato  Barbiana 2040, per una Pedagogia della Ultimità