Origini-Scuola di Barbiana

Origini

    Foto_1LE ORIGINI

 






 

 
La famiglia Milani Comparetti




 

La storia e le origini della famiglia Milani Comparetti portano lontano. fam_milaniIntroducono uomini e donne che hanno mescolato volentieri, dentro il crogiolo della cultura, le entità etniche e religiose dell'Europa moderna. Illuminati dalle novità rivoluzionarie della pedagogia di Froebel e della Psicanalisi di Sigmund Freud, attratti dalle scoperte archeologiche, oltre che dai forti interessi economici, gli avi di Lorenzo s'incontravano nei salotti Mitteleuropei e italiani della fine del '800. A inizio secolo e giovanissimi, i nonni materni: Emilia e Emilio Weiss, ebrei d'origine boema, vanno ad abitare a Trieste dove per vivere importano carbone. Trieste, influenzata da Vienna, era una città cosmopolita, dove la convivenza etnica produrrà fermenti culturali significativi per questo secolo. Il cugino materno, Edoardo Weiss è amico e allievo di Freud. E' lui che fonderà l'Associazione Italiana di Psicanalisi. La casa è frequentata dallo scrittore James Joyce che da lezioni d'inglese alla cugina Alice, madre di Lorenzo. Il bisnonno paterno, Domenico Comparetti, grecista, latinista, epigrafista, papirologo, il più importante filologo italiano, era anche un anticlericale accanito. Dopo la presa di Roma, dove aveva vissuto come irrequieto suddito del papa, diventa senatore del regno. Conosceva 19 lingue. Nel periodo, in cui insegna all'Istituto di studi superiori di Firenze, ha come allievo Luigi Adriano Milani che sposerà la figlia Laura, madre di Albano. Il signor Albano, padre di Lorenzo, è chimico e filosofo, parla sei lingue. Alla morte precoce dei genitori, la madre muore nell'aprile del 1913 e il padre l'anno dopo, assume la responsabilità della famiglia. La prima grande guerra è alle porte. Diventato soldato, lavora come chimico in una fabbrica requisita per la produzione di armi. I fratelli, Giorgio e Piero, andranno a comandare un esercito di contadini. Siamo in un'epoca di grandi trasformazioni dovute alla tecnica e ai cambi culturali. Ben presto, con Mussolini al potere, tali trasformazioni rallenteranno per un lungo periodo!

 

I BISNONNI PATERNI

bisnonnaElena Raffalovitch 1842 - 1918

La bisnonna paterna, figlia di un banchiere ebreo di Odessa, si trasferisce con la famiglia a Parigi. Ha poco più di vent'anni quando conosce a Pisa nel 1863 il ventottenne Domenico Comparetti. Sazia di vita mondana nei salotti parigini, s'innamora dell'illustre professore a prima vista. Gli scrive lunghe e appassionate lettere, nel breve periodo del fidanzamento, esprimendo fantasia, entusiasmo e attese di vita: "Sai che ho fatto la conoscenza di una buona fata che mi presta le sue ali per andare da te? Entro dal buco della serratura, mi poso sulle tue labbra che sorridono per ricevermi e dormo su quei due cuscini rossi finché non ti svegli. Ma sta attento a non sbadigliare bruscamente, potresti inghiottirmi, e che farebbe il mio povero corpo addormentato a Parigi se la mia anima restasse a Pisa?".

La bisnonna di Lorenzo, Elena Raffalovich, cerca interessanti sentieri per dare sfogo alla sua grande carica intellettuale. Partecipa alla fondazione, a Venezia, e finanzia il primo giardino d'infanzia froebeliano in Italia. S'appassiona al metodo pedagogico che pone il bambino al centro dell'universo educativo, con lo scopo di migliorare anche le opportunità educative dei non-privilegiati. comparettiIl giardino d'infanzia che ancora esiste con il nome di "Scuola materna Elena Comparetti Raffalovich" nasce laico e gratuito, ma avrà tali caratteristiche solo per pochi anni. Infatti lentamente il Comune di Venezia lo ricondurrà a un modello convenzionale. Nel luglio dello stesso anno i due giovani si sposano a Livorno.

Ma i sogni crollano e il matrimonio regge solo per pochi anni all'urto con la vita comune e il provincialismo di una città come Pisa. Comparetti era un uomo tutto preso dagli studi e non capì la tensione di una donna che cercava la sua strada, nonostante le strettoie culturali e mentali del'800.

Così Pasquali descrive il massimo filologo italiano, autore di Virgilio nel Medioevo: "Seppe respingere lontano da sé ogni sofferenza e perfino ogni passione ... conobbe l'arte di gioire di conversazioni geniali e del convito, dell'abitazione luminosa e decorosa e comoda ... di ogni abbellimento della vita quotidiana". Elena era tutto il contrario e non volle accettare che la sua realizzazione potesse passare attraverso l'identità di moglie contornata da frivolezze. Ancora fidanzata e innamorata scriverà con lo stesso anticonformismo del priore di Barbiana: "Vi sono tante donne che cercano nella moda e nei salotti un mezzo per scordare la degradante nullità della loro vita. Le donne intelligenti sono certamente gli esseri più infelici e inutili che vi siano al mondo. La gente comune non le apprezza o teme la loro superiorità e gli uomini intelligenti vedono di solito in loro soltanto una piacevole distrazione o uno studio curioso, qualcosa come le ranocchie scorticate di cui ti parlavo prima. Ci si dibatte nel vuoto poi si finisce per studiare il latino o per abbrutirsi non pensando a nulla".

or_quadroLa luna che Elena descrive al suo innamorato non assume connotazioni sapienziali, legate ai ritmi e alle alternanze: comparire, scomparire, nascere, crescere e morire. La luna è una signora avvicinabile, burbera e giocherellona: "Voglio raccontarti un viaggio che ho fatto l'altro giorno. La mia amica, la fata, è venuta a propormi di andare a prendere il tè da sua cugina, la luna. Ho accettato a condizione che non avrei trovato da lei il sig. Endimione, ma la fata mi ha assicurato che non vi sarebbe stato, perché era a giocare a biliardo da una celebre stella che non nominerò per non comprometterla. Partimmo dunque a cavalcioni di due raggi che la luna aveva mandato a prenderci. Arrivate da lei, la trovammo in cuffia da notte, vestita d'una vestaglia bianca un po' sgualcita. Ha una grossa faccia tonda, il naso e la bocca molli e poco marcati, grandi occhi neri e, oltre a ciò, ha l'aria annoiata e musona. Le feci una di quelle riverenze che tu conosci, ma quando la fata disse il mio nome, la luna che aveva abbozzato un sorriso, corrugò i sopraccigli e con aria rabbiosa esclamò: "Come, è questa quella personcina che mi disprezza e s'immagina che si possa fare a meno di me quando si è innamorati?" Così dicendo, mi voltò le spalle e mi accorsi che era un po' gobba. Io e la fata ci guardammo costernate e scappammo a rotta di collo. Ma nella fretta inciampai e caddi in mezzo al boulevard, urtando un grosso signore decorato che mi pestò un piede, cosa che mi fece gridare … ." Lasciato il marito, è attratta dalla novità rivoluzionaria della pedagogia di Friedrich Froebel, studierà pedagogia in Germania. Cosmopolita oltre che donna amante della letteratura e delle scienze moderne, viaggerà attraverso tutta l'Europa. Comparirà solo rare volte in Toscana a visitare la figlia Laura .

Secondo Froebel l'educatore, interprete e intermediario fra la natura e il bambino, lo conduce, senza imporgli mai la propria volontà, verso tre direzioni naturali che lo faranno crescere: "come essere operante, come essere senziente, come essere cosciente". Il gioco, mezzo di espressione naturale, soddisfa i desideri di comprendere il mondo e di inserirsi dentro. Inventare, costruire, sperimentare, fare e disfare giocando. I giochi dell'infanzia erano:"il germe di tutta la vita a venire, perché tutto l'uomo si svolge e quasi si rispecchia in essi, fino alle più piccole disposizioni e nel più interno dell'animo ”.

 

 

EDOARDO WEISS

 

Nasce a Trieste il 21 settembre del 1889 da Ignazio Weiss e dalla triestina Fortuna Iacchia. Dopo il ginnasio si trasferisce a Vienna, dove si iscrive alla facoltà di medicina. Attratto dalla Psicanalisi di Freud, inizia un'analisi con Paul Federn. Coetaneo di James Joyce condivide con lo scrittore irlandese parte della sua esperienza triestina (1908-1919). Nel 1913 diventa membro della società psicoanalitica viennese.

Nella guerra del 1914-1918 presta servizio nell'esercito austriaco in qualità di medico. Nel 1919, tornato a Trieste, inizia a praticare la Psicoanalisi e lavora come psichiatra all'ospedale provinciale della città. Otto anni dopo verrà licenziato perché rifiuta di aderire al Partito nazionale fascista. Sono del 1930 le cinque lezioni di Psicanalisi tenute all'Associazione medica triestina, in seguito pubblicate con una presentazione di Sigmund Freud. L'anno dopo si trasferirà a Roma dove nel 1932 fonderà la Società Psicoanalitica italiana. A causa delle persecuzioni razziali nel 1939 emigra definitivamente negli Stati Uniti. Muore a Chicago nel 1970. Tra le opere: Agorafobia, isterismo d'angoscia (1936), Principi di psicodinamica (1950), Struttura e dinamiche della mente umana (1960), Agorafobia alla luce della psicologia dell'Io (1964).



                             I NONNI PATERNI

genitori

 

 





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Luigi Adriano Milani, 1846-1914, nonno da parte di padre, fu allievo di Domenico Comparetti. Sposa la poetessa Laura, figlia di Domenico Comparetti, con cui alleva 4 figli: Piero, Elisa, Giorgio e Albano. A lui si deve il riordino del museo archeologico di Firenze.



Sposa Luigi Adriano Milani con cui alleva 4 figli: Piero, Elisa, Giorgio e Albano.
Laura Comparetti è anche poetessa 
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